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Stati Generali - Roma 4 maggio 2023

4 maggio 2023. Per disegnare la prossima riforma del fisco citofonare ai commercialisti. La linea la detta la premier Giorgia Meloni, in un videomessaggio inviato agli Stati Generali dei Commercialisti: "Siete il punto di riferimento degli italiani, il vostro ruolo è insostituibile". Alla Nuvola dell'Eur, alle porte della Capitale, manca la presenza fisica della presidente del Consiglio, impegnata nei bilaterali con il generale Haftar e lo speaker Usa McCarthy, ma c'è comunque mezzo governo. I ministri Calderone, Sangiuliano, Fitto e ovviamente gli uomini della maggioranza che di professione fanno i commercialisti: dal ministro dell'Ambiente, il forzista Gilberto Pichetto Fratin al sottosegretario alle Imprese, il leghista Massimo Bitonci. Una sintonia, quella tra esecutivo e professionisti del fisco, testimoniata dall'onnipresenza del viceministro con delega al Fisco Maurizio Leo a eventi e convention organizzate dalle associazioni di categoria a tutte le latitudini della penisola nel corso degli ultimi mesi. Di tutt'altro avviso i sindacati, che di riforma del fisco hanno parlato oggi alla Camera in vista dell'avvio dell'iter parlamentare della legge delega: "Non so se le persone più adatte a parla del tema siano proprio i commercialisti" è il commento, sarcastico, del leader Cgil Maurizio Landini. C'è poco da fare: del resto, e Landini lo sa benissimo, tradizionalmente il centrodestra è la patria dei commercialisti che mettono via timbro e calcolatrice per darsi alla cosa pubblica.

Dottore commercialista è il ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega. Commercialisti con la spilla di Alberto da Giussano sono il sottosegretario Bitonci, il tesoriere Giulio Centemero, il senatore Stefano Borghesi. Perfino il governatore della Provincia Autonoma di Trento, il nemico giurato dell'orsa JJ4 Massimo Fugatti. Ma anche dalla parti dei meloniani c'è una piccola corrente di "Commercialisti d'Italia": il senatore Salvo Pogliese, il deputato Andrea De Bertoldi, che la scorsa settimana balzò il voto sul Def, quello dove la maggioranza andò sotto alla Camera, proprio perché impegnato ad un evento di commercialisti in Sicilia. È commercialista Fausto Orsomarso, segretario della commissione Finanze al Senato. E lo sono anche i vertici delle commissioni Bilancio a Palazzo Madama (il presidente Nicola Calandrini, che guiderà i lavori in commissione della prossima manovra) e a Montecitorio (il vicepresidente Luca Cannata).

È commercialista anche il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Pichetto Fratin che stamattina, agli Stati Generali dei suoi colleghi, lo mette nero su bianco: "I maggiori esperti per consigliare il governo su quali interventi adottare siete voi commercialisti". Di commercialisti come "alleati indispensabili nella costruzione della nuova riforma fiscale" ha parlato anche la sottosegretaria al Mef, in quota Fdi, Lucia Albano. Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ha persino salutato positivamente l'idea del presidente nazionale dell'Ordine, Elbano de Nuccio, di "varare una commissione di commercialisti rivolta alle problematiche e ai temi del mondo culturale". Insomma, che la maggioranza si affidi alle competenze e ai suggerimenti della professione che le tasse le fa pagare a milioni di cittadini non è in discussione. Stamane, dai commercialisti, il viceministro Leo ha anche delineato quella che sarà la road map della delega fiscale, disegno di legge approvato a marzo in Consiglio dei ministri, e ora pronto ad affrontare l'iter in commissione alla Camera.

L'obiettivo del governo è licenziare la legge delega "prima della pausa estiva" auspica Leo. "Poi, nel lasso temporale settembre-dicembre possiamo licenziare i primi decreti legislativi". A quel punto sarà tutto pronto per "tirare fuori i testi unici in materia fiscale nei primi mesi del 2024". Rispetto al cronoprogramma annunciato a inizio primavera, a dire il vero, si tratta di un'accelerazione. Non è solo la volontà del viceministro di portare a casa la riforma in tempi certi, ma anche il pressing dell'intero esecutivo a forzare i tempi di modo da individuare, all'interno della vasta riforma del fisco, risorse da utilizzare in primis - lo ripetono da giorni diversi esponenti di governo e di maggioranza - per rendere strutturale il taglio del cuneo fiscale a partire dal gennaio 2024. La strada, lascia intendere lo stesso Leo, potrebbe essere quella di confermare il taglio dei contributi previdenziali ogni mese in busta paga, o molto più semplicemente procedere a una ridefinizione dell'Irpef, prevedendo specifiche deduzioni per i lavoratori con redditi più bassi. Oltre al taglio delle tasse in tredicesima, il nuovo pallino nella mente di Leo. Ma è lo stesso uomo-fisco di Giorgia Meloni a mettere le mani avanti: "Tutto dipenderà dalle risorse disponibili". La loro valutazione "sarà fatta in base all'andamento dei conti pubblici da certificare nella Nadef di settembre".

Sul fisco, oltre agli annunci e alle linee programmatiche, il governo non può spingersi più in là. Servirà qualche mese per avere più certezze. Questo però non impedisce ai sindacati di bocciare già da ora la legge delega. Cgil, Cisl e Uil, nel pomeriggio audite dalla commissione Bilancio di Montecitorio, parlano a una sola voce: "Esprimiamo un giudizio negativo sulla delega" si legge nella nota comune. "Riteniamo che siano necessari degli interventi sostanziali per renderla all'altezza delle esigenze del nostro Paese", mettendo da parte una serie di "elementi di iniquità che in essa sono presenti". Un esempio? "Faccio una proposta provocatoria. Se vogliamo introdurre la Flat tax per tutti diamo anche ai lavoratori dipendenti - afferma Pierpaolo Bombardieri, numero uno della Uil - tutto quello che c'è in busta paga, abolendo il sostituto d'imposta, garantendo loro la possibilità di pagare con le stesse modalità con le quali pagano gli altri, con la stessa comprensione da parte del fisco se non dovessero poter pagare le tasse".

Bocciatura nel merito, ma anche nel metodo, con Cgil, Cisl e Uil che denunciano l'assenza di confronto con le parti sociali. Una distanza plasticamente rappresentata dai sindacalisti che oggi parlavano di fisco in Parlamento con mezzo governo, invece, che sfilava agli Stati Generali. "Leggo che oggi il presidente del Consiglio è andato a parlare con i commercialisti, dicendo che ha bisogno del loro contributo perché c'è bisogno di un nuovo patto fiscale nel Paese" è il commento al veleno di Maurizio Landini: "Non so se le persone più adatte siano proprio i commercialisti. Banalmente - dice il segretario della Cgil - sarebbe utile cominciare a parlare, se proprio vuoi fare un patto fiscale, con quelli che le tasse le pagano". Insomma, se il cantiere fisco partirà veramente nelle prossime settimane, si preannuncia una strada non troppo dissimile da quella seguita dal governo sul decreto Lavoro licenziato il Primo maggio, con tanto di convocazione all'ultimo, a giochi già fatti, dei sindacati. Lo schema sulla riforma fiscale probabilmente sarà lo stesso ma con una piccola variazione: prima dell'approvazione della riforma l'esecutivo farà un ultimo passaggio con il "punto di riferimento degli italiani": i commercialisti d'Italia.